Spina calcaneare: cos’è e quali sono i rimedi?

Oggi parliamo della spina calcaneare, per scoprire più da vicino di cosa si tratta, da cosa deriva e quali siano sintomi e rimedi.

Spina calcaneare: cos’è?

La spina calcaneare è uno sperone osseo anomalo, osteofita, simile ad una spina di rosa o a un artiglio, che si sviluppa nella parte posteriore o inferiore del calcagno.

In base alla sua localizzazione, distinguiamo:

  • spina calcaneare inferiore: l’esostosi, ossia l’escrescenza ossea rivestita da cartilagine, è localizzata sulla pianta del piede, sulla superficie inferiore del calcagno, dove si inserisce la fascia plantare; questa forma è spesso associata ad una fascite plantare;
  • spina calcaneare posteriore: l’esostosi si localizza sulla superficie posteriore del calcagno, nella zona di inserzione del tendine d’Achille; questa forma si associa, invece, all’infiammazione del tendine d’Achille.

Spina calcaneare: cause

La formazione dello sperone calcaneare e, in generale, delle esostosi è legata a fenomeni di neoformazione ossea, innescati dall’instaurarsi di processi infiammatori, irritativi o erosivi a carico dell’osso interessato dalla lesione.

Gli insulti infiammatori sono da stimolo per l’accumulo di sali e calcio e la neoapposizione ossea; mentre lo sviluppo di una neoformazione è molto lenta, per cui l’insorgenza dei sintomi può avvenire anche molti anni dopo dall’inizio del processo lesivo.

Tuttavia, sullo sviluppo dei sintomi bisogna fare una precisazione: diversamente da quello che si è abituati a pensare, lo sperone osseo sulla parte inferiore del tallone non è la fonte del dolore della fascite plantare; piuttosto, il dolore è causato dall’infiammazione e da microlacerazione della fascia.

Lo sperone calcaneare è presente nel 50% circa dei pazienti con fascite plantare. Questo valore supera del 15% la prevalenza di speroni visualizzati radiograficamente nei pazienti normali asintomatici.

Tuttavia, la formazione dello sperone è in relazione al progredire dell’età: con l’inizio della meza età, la perdita dell’elasticità della fascia fa riscontrare, in questi pazienti, un aumento dell’incidenza di speroni rilevabili alla radiografia.

Fattori di rischio

In particolare, possono concorrere alla formazione di una spina calcaneare i seguenti fattori:

  • sovraccarico funzionale di tendini o muscoli del piede, per esigenze lavorative, per la pratica di sport, come la corsa o il basket, che richiedono cambi repentini di ritmo e salti, o per l’utilizzo di tacchi troppo alti o troppo bassi, che costringono il piede ad una postura scorretta;
  • malformazioni anatomiche del piede, come piede piatto o piede cavo;
  • malattie infiammatorie croniche, quali l’artrite reaumatoide o la spondilite anchilosante;
  • obesità e sovrappeso;
  • età avanzata e diabete.

Spina calcaneare sintomi

I sintomi che possono portare a verificare l’insorgere di tale patologia sono i seguenti:

  • dolore, simile a un fitta, al tallone;
  • dolore alla pianta del piede, dopo lunghi periodi in piedi, lunghe camminate, attività di corsa ecc;
  • dolore mattutino al piede: spesso, il paziente riferisce di avere difficoltà ad appoggiare il piede nel momento in cui scende dal letto.

Spina calcaneare rimedi e terapia

Spina calcaneare terapia onde d’urto

In campo riabilitativo, la terapia più efficace nel trattamento della spina calcaneare è rappresentata dalle onde d’urto.

Si tratta di onde acustiche ad alta energia, che non intendono frantumare la calcificazione plantare, ma ripristinare il giusto livello di ossigenazione, attraverso un meccanismo di ipervascolarizzazione dell’area sofferente.

Gli impulsi pressori prodotti dalle onde d’urto sono capaci di indurre nelle zone colpite una riduzione dell’infiammazione dei tessuti, una neoformazione di vasi sanguigni e una riattivazione dei processi riparativi.

Le onde d’urto rappresentano una terapia molto sicura ed efficace, se applicata da professionisti del campo della riabilitazione: lo dimostrano gli innumerevoli studi scientifici, che ne attestano la reale efficacia nel trattamento di patologie ortopediche, come la spina calcaneare, la tallonite, la fascite plantare e l’epicondilite.

Pertanto, le indicazioni delle onde d’urto contenute nelle linee guida della S.I.T.O.D. (Società Italiana Terapia con Onde D’urto) sono rappresentate da:

  • fascite plantare, con e senza spina calcaneare;
  • tendinopatia o borsite calcifica della spalla;
  • pseudoartrosi o mancato consolidamento delle fratture;
  • fratture da stress;
  • tendinopatie inserzionali croniche;
  • osteonecrosi in stadi precoci;
  • osteocondrite dissecante in stadi precoci dopo la maturità scheletrica;
  • distrofie ossee simpaticoriflesse indicazioni relative;
  • sindrome miofasciale;
  • lesioni muscolari senza discontinuità;
  • ulcere cutanee;
  • spasticità.

Controindicazioni alla terapia delle onde d’urto

Le controindicazioni al trattamento sono:

  • infezione acuta dei tessuti molli/ossa;
  • malattie primarie perniciose;
  • nuclei di accrescimento nel punto focale se si utilizzano energie elevate;
  • malattie della coagulazione del sangue;
  • gravidanza;
  • pazienti con pacemaker;
  • tessuto polmonare nel punto focale;
  • encefalo, midollo spinale, grandi nervi nel punto locale (neurocranio, colonna vertebrale, costole).

Di norma, il ciclo riabilitativo consigliato è di cinque o sette sedute e ha la durata di 15 minuti a seduta.

Il trattamento prevede una o due sedute settimanali, con intervalli che vanno di norma dai 3 o 5 giorni fino ad un massimo di 10 sedute consecutive.

Si può godere dei benefici terapeutici già dai primi trattamenti: le onde d’urto rappresentano la terapia elettiva e meno impegnativa per i pazienti che si avvicinano al trattamento, grazie all’ottimo rapporto tra numero sedute e benefici ottenuti, alleviando il dolore e stimolando la riparazione di ossa e tendini, in tempi più rapidi e con un notevole risparmio economico.

Il trattamento può essere moderatamente fastidioso, in relazione all’intensità utilizzata dal terapista: quest’ultimo sarà in grado di dosarla e modificarla su ogni singolo caso.

Spina calcaneare tecar

Nel caso in cui il paziente non possa effettuare terapia mediante onde d’urto, un’altra possibilità terapeutica è rappresentata dalla tecarterapia.

Si tratta di una terapia fisica strumentale, che sfrutta il passaggio di radiofrequenza, il quale determina una resistenza e quindi un calore endogeno, ossia interno al corpo.

Un ciclo richiede di norma circa dieci sedute.

Altri rimedi

Altre strategie che il terapista ha a disposizione sono la Laserterapia YAG ad alta potenza, per gli effetti antalgici, antinfiammatori, fotochimici e biostimolanti, e trattamenti mediante esercizio terapeutico e stretching.

Tuttavia, nella scelta terapeutica va considerato anche il momento patologico in cui il paziente si trova.

Nel caso di una fascite acuta, diversa da una fascite plantare cronica, il fisioterapista dovrà modificare il proprio approccio e stabilire il corretto intervento attraverso una valutazione fisioterapica iniziale, al fine di andare oltre il sintomo, rivolgendosi alla totalità della persona.

Il terapista dedicherà tempo anche alla componente muscolare, per la ricerca di disfunzioni muscolari, mediante trattamento mirato sui trigger points, e alla componente global, in caso di alterazione posturale, mediante rieducazione posturale.

In conclusione, si può affermare che, nel campo della fisioterapia, esistono diversi rimedi per il trattamento della spina calcaneare e, quindi, della fascite plantare.

Tuttavia, le onde d’urto si presentano come quella più efficace e conveniente nel rapporto “costo-beneficio”.

Il paziente può contribuire alla risoluzione del sintomo seguendo alcune indicazioni, quali utilizzo di scarpe adatte, di specifiche talloniere, di un plantare piede o di solette per ammortizzare il passo.

Sono sconsigliati i tentativi di risolvere in maniera autonoma e naturale o mediante rimedi casalinghi, quali pomate omeopatiche, un problema che, se trascurato, tende a peggiorare e cronicizzare.

Il consiglio è, quindi, quello di rivolgersi a specialisti dell’ambito fisioterapico.

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