Pubalgia: cause, sintomi e rimedi con la fisioterapia

Con il termine pubalgia, si indica generalmente un dolore che interessa la zona inguinale e del basso addome.
Questa condizione deriva da una cattiva gestione dei sovraccarichi ed è molto comune negli sportivi, in particolare negli sport in cui c’è un forte coinvolgimento della muscolatura prossimale della coscia, quindi calcio, danza e rugby, ad esempio.
Pubalgia cause e fattori di rischio
La pubalgia viene chiamata anche sindrome retto-adduttoria, questo perché una delle cause principali di pubalgia è data da uno squilibrio delle forze dei muscoli adduttori, in particolare del muscolo lungo adduttore e del retto dell’addome.
Questi due muscoli sono i più importanti per il controllo del tronco nelle attività sportive in cui c’è una forte componente rotazionale.
Durante quei movimenti in cui c’è una rotazione del tronco, infatti, questi due muscoli svolgono azione antagonista sul pube che è il punto comune di inserzione di questi due muscoli.
Principalmente, questa condizione colpisce il sesso maschile più di quello femminile a causa di una diversa struttura del bacino, che nelle donne è più largo, e dell’elasticità della muscolatura addomino-pelvica, che risulta essere maggiore nelle donne rispetto agli uomini.
Altre cause della pubalgia possono essere date da problemi della muscolatura posteriore della coscia degli ischiocrurali e dell’ileo-psoas, che creano eccessivo stress e tensione sulla muscolatura del muro addominale anteriore, oppure da traumi in iperestensione o iperabduzione, che portano ad una aumentata tensione nella regione pubica.
Gradi di pubalgia
Questa condizione di dolore addomino-inguinale si insedia lentamente: gli atleti possono avvertire fastidio durante l’attività sportiva per mesi, prima di avere un dolore persistente anche a riposo.
Infatti, di solito, la pubalgia viene indicata come condizione cronica e, negli stadi avanzati, il dolore può essere avvertito anche quando si starnutisce o si tossisce.
Se il dolore persiste, può portare ad un coinvolgimento anche dell’altro lato oppure ad un dolore che interessa anche la parte bassa della schiena, in quanto si verifica un’alterazione del core addominale.
Pubalgia sintomi e come riconoscerla
La diagnosi di pubalgia può essere data da 5 segni caratteristici:
- dolore profondo alla parte inferiore dell’addome e dell’inguine;
- dolore esacerbato da gesti sportivi specifici, come scatti, calci o cambi di direzione, che si riducono con il riposo;
- rigidità palpabile nella zona pubica e nel tendine comune degli adduttori;
- dolore con una adduzione o una flessione contro resistenza dell’anca;
- dolore con crunch contro resistenza.
Diagnosi
Dato che ci sono diverse sindromi che possono mimare dolore addominale e inguinale, può essere necessario ricorrere ad esami diagnostici strumentali.
Tra questi, troviamo l’ecografia muscolo-tendinea, che, anche se ha un’alta precisione nella diagnosi di pubalgia, è operatore-dipendente, quindi l’immagine potrebbe non essere colta con buona precisione.
Diversa, invece, è la risonanza magnetica, che permette di effettuare un’eventuale diagnosi differenziale rispetto ad altre condizioni che possono mimare un dolore da pubalgia.
Pubalgia rimedi: fisioterapia e consigli
La terapia per la pubalgia segue quello che sono l’andamento e lo stadio della patologia, per cui possono distinguere tre condizioni diverse della patologia: acuta, sub-acuta e cronica.
La fase acuta della pubalgia vede in atto una serie di accorgimenti utili per la gestione del dolore, tra cui: l’uso del ghiaccio per ridurre il dolore e controllare l’eventuale edema; il riposo da attività sportive o da lavori pesanti; l’uso di farmaci antiinfiammatori e antidolorifici.
In questa fase, la fisioterapia occupa un ruolo importante per evitare che il dolore si prolunghi più del necessario e possa determinare l’instaurarsi di scompensi e schemi di cammino e movimento alterato.
A tal proposito, sicuramente due terapie sono di grande aiuto: la FREMS terapia e la LASER terapia.
Attraverso correnti biocompatibili, la Frems terapia agisce sul dolore, inibendo la trasmissione del segnale dolorifico, mentre sull’infiammazione agisce attivando il microcircolo e determinando un miglioramento dell’afflusso di sangue ossigenato nella zona.
La Laser terapia, invece, agisce sull’infiammazione e sul dolore tramite effetto fotobiostimolante delle cellule, che portano ad una cascata di processi chimici che coinvolgono fattori che combattono l’infiammazione.
La fase sub-acuta della pubalgia è quella in cui c’è meno dolore, ma ciò non permette un ritorno ottimale alle attività sportive.
Cambia quindi quello che è il focus, ossia il punto centrale della terapia, che è dato da un’azione sui tessuti muscolo-tendinei della regione retto-addutoria.
In questa fase della terapia, si può iniziare a pensare di introdurre lo stretching dei muscoli dell’anca, esercizi di rinforzo per gli adduttori e esercizi propriocettivi dell’arto inferiore, in modo da migliorare la distribuzione delle forze che agiscono sull’anca, sul ginocchio e sul piede.
Dal punto di vista dell’elettroterapia, un macchinario molto versatile che può essere un valido aiuto in questa fase è la Tecar terapia.
L’uso della Tecar terapia, infatti, permette di andare ad agire in maniera efficace sul tessuto muscolo-tendineo della zona retto-adduttoria, migliorandone il trofismo e permettendo un recupero precoce della sua funzione di stabilizzatore.
Durante questa fase, si può pensare di reintrodurre attività di tipo cardiovascolare, come cyclette, corsa e nuoto, che possano migliorare lo stato di fitness generale del soggetto, oltre che adottare tutta una serie di strategie di prevenzione, come l’uso di plantari e il miglioramento della postura con l’introduzione di un retraining posturale di tipo Mezieres.
Successivamente, si può iniziare con una riatletizzazione, introducendo gesti sportivi specifici e lavorando su cambi di velocità e/o di direzione e su movimenti di apertura delle anche e di torsione del tronco, durante i quali gli adduttori sono molto stressati.
Nei casi in cui la pubalgia non rispondesse in maniera positiva ai trattamenti sopra elencati o dovesse cronicizzarsi, diventando pubalgia cronica, il trattamento di elezione è rappresentato dalle onde d’urto e dalla ginnastica posturale Mezieres.
Con la loro stimolazione meccanica, le onde d’urto provocano un aumento del circolo sanguigno a livello locale e, per effetto di modulatori biochimici, quali sostanza P e altre citochine pro-infiammatorie, producono una reazione del corpo al miglioramento del trofismo dei tessuti locali.
Inoltre, le onde d’urto generano un effetto analgesico, dovuto ad una temporanea interruzione del messaggio nervoso attraverso le vie afferenti dolorifiche.
Ancora più importante, forse, è l’intervento attraverso un miglioramento della postura globale con il metodo Mezieres.
Questo perché una situazione di instabilità e di scompensi muscolari dovuti a catene cinetiche che non sono in equilibrio tra loro possono determinare il perpetuarsi di un carico eccessivo sulla muscolatura adduttoria e, quindi, non permettere una guarigione definitiva dalla pubalgia.
