Frattura del piatto tibiale: cos’è e come rimediare

La frattura del piatto tibiale è una patologia frequente che interessa l’articolazione del ginocchio.

Nello specifico, il piatto tibiale rappresenta la superficie superiore dell’epifisi prossimale della tibia.

Si tratta di una componente fondamentale dell’articolazione del ginocchio, sulla quale trovano posizione molte delle strutture che donano stabilità al ginocchio, tra cui i menischi e i legamenti crociati.

Questa parte della tibia risulta essere più morbida rispetto all’epifisi distale, in quanto costituita da una componente spongiosa predominante, che rende la zona più soggetta a fratture di vario tipo.

Le tipologie di rottura piatto tibiale più frequenti sono:

  • frattura da compressione del piatto tibiale laterale o centrale;
  • frattura del piatto tibiale con discontinuità diafisaria;
  • frattura del piatto tibiale laterale con depressione.

Cause di frattura del piatto tibiale

Tra le principali cause di tale frattura, è possibile individuare importanti contusioni, spesso dovute a incidenti automobilistici o a cadute dall’alto, e tutti quei traumi che provocano un forte impatto tra la tibia e l’estremità distale del femore. 

Essendo più fragile, l’epifisi prossimale della tibia cede nell’impatto con il femore, che ha una consistenza più robusta.

Sintomi di frattura del piatto tibiale

I sintomi sono riconducibili a una qualsiasi tipologia di frattura, quindi:

  • dolore;
  • edema, versamento;
  • impotenza funzionale;
  • impossibilita al carico;
  • possibile deformità.

Diagnosi di frattura del piatto tibiale

Fin da subito, è importante effettuare una diagnosi differenziale ed escludere eventuali altre patologie del ginocchio, così da trattare in modo adeguato e tempestivo questo tipo di frattura.

La presenza di una deformità sulla parte superiore della tibia può già indirizzare verso questo tipo di frattura. Ovviamente, sarà il medico competente che fornirà una giusta diagnosi, anche grazie all’ausilio della diagnostica strumentale, quali RX e RMN.

A seconda del tipo di frattura, della gravità e, spesso, anche delle condizioni generali del paziente, si procederà verso un trattamento conservativo o chirurgico.

Terapia frattura del piatto tibiale

Il trattamento conservativo viene utilizzato in caso di fratture stabili e composte e prevede l’immobilizzazione del ginocchio con gesso o tutore per almeno 4 settimane o più, in modo da favorire la consolidazione della frattura ossea.

Una volta rimosso il gesso, sarà iniziato il trattamento fisioterapico attraverso mobilizzazioni per recuperare il ROM articolare ed esercizi specifici per ripristinare la forza muscolare persa durante il periodo di immobilità.

In alcuni casi, potrebbe essere utile ricorrere alla terapia strumentale per alleviare il dolore o per ridurre un eventuale edema articolare: le terapie più efficaci per queste problematiche sono le correnti antalgiche FREMS e la tecar terapia.

Attraverso impulsi elettrici biocompatibili, le FREMS agiscono inibendo i nocicettori e sul sistema di trasduzione del sintomo doloroso, nonché sulla riattivazione della microcircolazione, che favorisce lo spostamento e, quindi, l’eliminazione dei cataboliti infiammatori.

La tecar terapia è una terapia strumentale che utilizza le radiofrequenze come mezzo fisico: in questo tipo di problematica, la sua capacità di drenare liquidi viene utilizzata per eliminare un eventuale edema articolare.

Il trattamento chirurgico viene effettuato in caso di fratture esposte, lesioni vascolari o fratture che hanno alterato la normale biomeccanica articolare. 

In alcuni casi, può accadere che, prima dell’operazione chirurgica, l’ortopedico decida di mettere in trazione l’arto, mantenendolo in sede. 

Dopo l’operazione, sarà necessario un’ intervento fisioterapico che abbia l’obiettivo principale di recuperare la disabilità post intervento.

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